Da mesi ci rintronano con la storiella che vuole il governo Monti come l'unica speranza dell'Italia e che quindi sarebbe irresponsabile farlo cadere per andare a nuove elezioni politiche al più presto.
La cosa inizialmente poteva anche avere un senso ma dopo 6 mesi di "cura" la situazione economica del paese non mi sembra poi così rosea e a questo si aggiungono pure le intemperanze di un PDL moribondo uscito dalle amministrative fortemente ridimensionato (per non dire di peggio). Ciò nonostante il partito di B. rimane quello di maggioranza relativa e continua a bloccare le leggi che non piacciono al suo signore e padrone.
Ora mi chiedo, considerato che L'ITALIA NON TORNERA' A CRESCERE ne domani ne mai (sveglia gente l'Italia è cresciuta dagli anni '50 ai '70, mai sentito parlare di Boom Economico?) e che quello che poteva esser fatto per rimediare al dissesto di bilancio è stato fatto, è davvero così impensabile far cadere il governo Monti, sciogliere le camere e andare a votare in autunno?
Non è meglio il rischio delle elezioni ad un'altro anno di sistema bloccato da un partito allo sbando "guidato" da un'uomo capace di ogni tipo di "colpo di cosa?
Anche perché, guardando in faccia la realtà, da qua ad aprile 2013 difficilmente cambierà qualcosa nel panorama politico Italiano. Non arriverà l'uomo della provvidenza, questo paese ne già avuti troppi di uomini della provvidenza, e Super Mario non troverà funghetti magici con cui farci diventare come la Germania.
giovedì 17 maggio 2012
martedì 15 maggio 2012
Digitech Whammy II Manual
I've been looking for this pedal's manual for years and now that I got it I've decided to share it with the rest of the "net".
I must add that I've received it after shooting a mail to Digitech Customer Service. I've also to add that I asked them for this manual several times in the past few years, without success.
Click here to Download Digitech Whammy II Manual
I Hope it could be useful to someone else!
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martedì 8 maggio 2012
Sinistri Grilli per la testa.
Lo devo ammettere, Beppe Grillo mi fa orrore. Trovo che sia l'ennesimo capopopolo berciante e demagogico, l'ultima cosa di cui l'Italia ha bisogno dopo vent'anni di berlusconismo. Ma c'è un ma...
Le istanze di Grillo sono legittime e in alcuni casi fondamentali per il futuro del paese. Sebbene spesso si limiti a evidenziare i problemi ma non proponga soluzioni precise rimane il fatto che quei problemi (ambiente, telecomunicazioni, libertà di parola, l'etica della classe politica, etc.) il paese se li porta dietro da quasi trent'anni.
E dato che è da un decennio che Grillo urla contro queste storture e un sacco di gente lo ascolta e approva (sul piano del messaggio per altro sono spesso molto concorde anch'io) non mi sorprendo che alle ultime amministrative abbia fatto il pieno di voti. La cosa che mi sorprende, ma neanche troppo, è che la sinistra italiana non si sia accorta che quelle istanze erano, o dovevano essere, in larga parte anche le sue.
Il vero problema che l'Italia si troverà ad affrontare alle prossime elezioni è che ha una classe politica di sinistra in larga parte impreparata e retrograda in fatto di comunicazione e con un'altrettanto retrogrado e inadeguato bagaglio di valori. Valori per altro che nel caso del PD sono rimasti alquanto fumosi.
Forse non tutto è perduto, se emergesse una leadership nuova, in grado di proporre un'alternativa valida alla minestra riscaldata che ci propinano dal 2001 (almeno), se i partiti della "sinistra" aprissero gli occhi sulla reale situazione socio-politica del paese, se i vecchi leaders si decidessero a fare il fatidico "passo indietro", allora forse ci sarebbe qualche speranza...
P.S. "se mio nonno aveva le ruote era un carretto" adagio popolare
Le istanze di Grillo sono legittime e in alcuni casi fondamentali per il futuro del paese. Sebbene spesso si limiti a evidenziare i problemi ma non proponga soluzioni precise rimane il fatto che quei problemi (ambiente, telecomunicazioni, libertà di parola, l'etica della classe politica, etc.) il paese se li porta dietro da quasi trent'anni.
E dato che è da un decennio che Grillo urla contro queste storture e un sacco di gente lo ascolta e approva (sul piano del messaggio per altro sono spesso molto concorde anch'io) non mi sorprendo che alle ultime amministrative abbia fatto il pieno di voti. La cosa che mi sorprende, ma neanche troppo, è che la sinistra italiana non si sia accorta che quelle istanze erano, o dovevano essere, in larga parte anche le sue.
Il vero problema che l'Italia si troverà ad affrontare alle prossime elezioni è che ha una classe politica di sinistra in larga parte impreparata e retrograda in fatto di comunicazione e con un'altrettanto retrogrado e inadeguato bagaglio di valori. Valori per altro che nel caso del PD sono rimasti alquanto fumosi.
Forse non tutto è perduto, se emergesse una leadership nuova, in grado di proporre un'alternativa valida alla minestra riscaldata che ci propinano dal 2001 (almeno), se i partiti della "sinistra" aprissero gli occhi sulla reale situazione socio-politica del paese, se i vecchi leaders si decidessero a fare il fatidico "passo indietro", allora forse ci sarebbe qualche speranza...
P.S. "se mio nonno aveva le ruote era un carretto" adagio popolare
giovedì 16 febbraio 2012
Di Marlene, kuntz, festivals e altre storie...
Non capisco di che cosa si sorprendano, o fingano di sorprendersi, i Marlene Kuntz riguardo le polemiche suscitate dalla loro partecipazione al Festival di Sanremo. Che la loro sia soltanto un'operazione commerciale è evidente a tutti. Sanremo ha smesso di essere rappresentativo per quanto riguarda la "musica Italiana" da trent'anni, e forse più. Da quando ho memoria è una baracconata dove sul palco si alternano giovani più o meno sconosciuti (negli ultimi anni usciti dai vari Amici, X Factor e compagnia danzando) e vecchie glorie ripescate dalla più vicina necropoli.
Anche l'ormai classico "vado/andiamo a Sanremo per portare la mia/nostra proposta musicale, senza compromessi" va bene per il gruppetto di poca fama e ancora minor spessore.
Ma loro sono stati stati, a metà degli anni 90, uno dei migliori gruppi di noise rock in Italia, capaci di sfornare dischi come "Catartica" ed "Il Vile", veri concentrati di Sonic Youth e lirismo italiano. Alfieri di un suono tagliente, incazzato ed alternativo e testi ermetici ma mai scontati o patetici.
Era ovvio che chiunque avesse amato quei Marlene, chiunque creda un minimo che "un'altra musica italiana è possibile", chiunque ami la buona musica e veda Sanremmo per quello che è (uno spettacolino televisivo nazionalpopolare, con pretese da grande evento culturale) non potesse che disapprovare la loro scelta.
E a guardare bene quello che più disturba non è il loro partecipare a sanremo, ma il fingere che esso sia un palcoscenico prestigioso e ancor di più il fingersi sorpresi davanti le inevitabili polemiche...
martedì 7 febbraio 2012
Indi(eDi)pendenti?
La musica è una cosa strana, ciclicamente percorsa da mode e stili che si riverberano non solo elle composizioni ma anche nell'immagine dei musicisti.
I musicisti a loro volta strani, coerentemente con lo stereotipo aggiungerei, oggigiorno forse più che nelle decadi passate sembrano banderuole pronte ad orientarsi a favore del vento musicale che soffia più forte.
Ultimamente quello che sembra soffiare con maggiore intensità è il cosiddetto "Indie".
Ultimamente quello che sembra soffiare con maggiore intensità è il cosiddetto "Indie".
Il termine "Indie" è forse il più vago degli aggettivi usati per descrivere la musica. Derivante dall'inglese "indipendent", inizialmente indicava quei gruppi che pubblicavano dischi tramite etichette indipendenti invece che su major. In seguito ha iniziato ad indicare un certo tipo di "sound" piuttosto che di scelta discografica, fosse essa dettata da motivazioni di principio o dalla necessità. Così sotto l'etichetta di "Indie" sono ciclicamente finiti i generi musicali ed i gruppi più disparati.
Ultima incarnazione, in ordine di tempo, è quella che vuole "Indie" una serie di gruppi che hanno come caratteristiche distintive un mix di suoni vintage e gusto compositivo moderno. All'aspetto più prettamente musicale si unisce quello "estetico" fatto di strumentazione vintage (Fender Jaguar o Telecaster d'annata, amplificatori a valvole che con "levalvoleoriginalidel'69chesonotuttaun'altracosa"), vestiti vintage (giacche di pelle da romanzo criminale e pantaloni a sigaretta) e acconciature di barba e capelli anch'esse vintage. Praticamente un mercatino delle pulci ambulante...
Questa tendenza in Italia assume dei contorni piuttosto inquietanti. Sembra che chi fa rock, almeno tra i più giovani, non sia in grado di proporre niente di diverso.
Beninteso non tutti i musicisti che vengono inseriti tra i "gruppi indie" propongono musica omologata o priva di idee. Gruppi come Zen Circus e Teatro degli orrori (giusto per citarne due tra i più gettonati) riescono comunque a proporre qualcosa di interessante.
Ma anche a loro si può rimproverare l'uso della chitarra giusta o del pantalone à la page.
Niente di male ma la domanda che sorge spontanea è la seguente:
Si può ancora in questo paese fare buona musica senza dover necessariamente aderire agli stereotipi estetici dominanti?
Si può ancora in questo paese fare buona musica senza dover necessariamente aderire agli stereotipi estetici dominanti?
Veramente siamo arrivati al punto in cui un gruppo, per quanto dotato tecnicamente, deve vestirsi come "ci si aspetta da uno che suon quella musica" per vendere?
Ai poster(i) l'ardua sentenza...
P.S. Da musicista non rifiuto l'dea della strumentazione datata, infatti suono un Rickenbacker 4003 che è nato nel mio stesso anno (sì mi sono dato del datato), ma mi rifiuto di spendere cifre a 3 zeri per un amplificatore del '72 nella speranza che il mio suono diventi magicamente bellissimo.
I pantaloni a sigaretta invece proprio non li sopporto!
P.S. Da musicista non rifiuto l'dea della strumentazione datata, infatti suono un Rickenbacker 4003 che è nato nel mio stesso anno (sì mi sono dato del datato), ma mi rifiuto di spendere cifre a 3 zeri per un amplificatore del '72 nella speranza che il mio suono diventi magicamente bellissimo.
I pantaloni a sigaretta invece proprio non li sopporto!
venerdì 3 febbraio 2012
Destra=Sinistra?
Il progressivo, e oramai inesorabile,
degenerare dei partiti italiani ha, tra le tante conseguenze nefaste,
quella di dare apparente conferma al vecchio adagio qualunquista
secondo cui "destra e sinistra sono uguali".
E di questo spero che un
giorno, quell'aborto di partito che è il PD, sarà chiamato a
risponderne.
Perché ad essere uguali non sono le
idee, ne le fondamenta morali, che ci sono (c'erano e ci saranno)
dietro i concetti “filosofici” di Destra e Sinistra; ma la
mentalità gretta e provinciale (la chiamerei Italiota) di omuncoli (e donnuncole) che occupano le aule del parlamento col solo ed unico fine di
perseguire i propri interessi.
La politica è una cosa bella, è loro
la responsabilità di averla lordata. La differenza tra destra e
sinistra esiste, è loro la responsabilità di averla affogata nel
liquame.
Quello ci cui c'è bisogno è
un'attualizzazione dei concetti di destra e sinistra, dei valori
fondanti e dei sottesi culturali dietro quelle parole! Non dell'ennesima nenia
qualunquista!
Prendetevela pure con i partiti, i loro rappresentanti, gli abitanti del parlamento e la classe politica in generale: in larga parte hanno dimostrato in più di un'occasione di voler aderire allo stereotipo del politico maneggione e corrotto. Ma per favore non venite a dirmi che Destra e Sinistra sono uguali...
Prendetevela pure con i partiti, i loro rappresentanti, gli abitanti del parlamento e la classe politica in generale: in larga parte hanno dimostrato in più di un'occasione di voler aderire allo stereotipo del politico maneggione e corrotto. Ma per favore non venite a dirmi che Destra e Sinistra sono uguali...
venerdì 2 dicembre 2011
Autunno Arabo
Le prime elezioni in Egitto dopo le rivolte della cosiddetta Primavera Araba sono state segnate della vittoria delle formazioni islamiche, sia moderato (Fratelli Mussulmani) che radicale (Salafiti). Chi credeva che dopo la cacciata di Mubarak e il movimento di piazza Tahrir l'Egitto si avviasse verso una democratizzazione in senso occidentale resterà probabilmente deluso.
Ma a ben guardare i segnali c'erano tutti, le rivolte della primavera araba sono state contraddistinte dalla mancanza di un fine politico preciso ed unitario. Non c'era una finalità politica precisa ed anche le rivendicazioni libertarie erano riferimenti vaghi e confusi a libertà e democrazia.
Il motore del malcontento è stato principalmente di origine economica e in tutti questi mesi non è emersa una corrente politica che potesse opporsi ai militari e agli islamisti.
E così scacciato il tiranno si è venuto a creare un vuoto politico enorme che, nel caso egiziano, i militari hanno tentato goffamente di colmare. Senza però riuscirvi.
E così al momento di andare a votare gli stessi giovani che manifestavano in piazza contro il regime di Mubarak hanno votato per formazioni Islamiste, consci dei rischi che l'imposizione della Sharia comporterebbe per le libertà individuali.
Ma in un paese dove la corruzione è all'ordine del giorno e lo stato sociale pressoché inesistente il rigore e le politiche assistenziali dei Fratelli Musulmani devono sembrare un faro nella nebbia. Anche se già sono stati riportati casi in cui squadracce di barbuti armati di bastoni hanno interrotto concerti e ripreso donne che vestivano all'occidentale.
In tutto questo è importante sottolineare come in un periodo di crisi economica e politica mondiale Il mito del benessere occidentale si è enormemente affievolito. Se è vero, ad esempio, che dopo la caduta del muro di Berlino nei paesi dell'est europeo la prospettiva dell'incremento del benessere, garantito dall'equazione democrazia + libero mercato, è stata una forte spinta verso l'occidentalizzazione, oggi la stessa prospettiva appare alquanto appannata.
E così l'occidente che aveva ottusamente e superficialmente giubilato per le rivolte nei paesi della primavera araba si trova dinnanzi, come risultato delle prime elezioni libere in decenni, uno scenario che probabilmente è quanto di più lontano da quello auspicato.
Come si suol dire: It's Demoracy, baby!
Ma a ben guardare i segnali c'erano tutti, le rivolte della primavera araba sono state contraddistinte dalla mancanza di un fine politico preciso ed unitario. Non c'era una finalità politica precisa ed anche le rivendicazioni libertarie erano riferimenti vaghi e confusi a libertà e democrazia.
Il motore del malcontento è stato principalmente di origine economica e in tutti questi mesi non è emersa una corrente politica che potesse opporsi ai militari e agli islamisti.
E così scacciato il tiranno si è venuto a creare un vuoto politico enorme che, nel caso egiziano, i militari hanno tentato goffamente di colmare. Senza però riuscirvi.
E così al momento di andare a votare gli stessi giovani che manifestavano in piazza contro il regime di Mubarak hanno votato per formazioni Islamiste, consci dei rischi che l'imposizione della Sharia comporterebbe per le libertà individuali.
Ma in un paese dove la corruzione è all'ordine del giorno e lo stato sociale pressoché inesistente il rigore e le politiche assistenziali dei Fratelli Musulmani devono sembrare un faro nella nebbia. Anche se già sono stati riportati casi in cui squadracce di barbuti armati di bastoni hanno interrotto concerti e ripreso donne che vestivano all'occidentale.
In tutto questo è importante sottolineare come in un periodo di crisi economica e politica mondiale Il mito del benessere occidentale si è enormemente affievolito. Se è vero, ad esempio, che dopo la caduta del muro di Berlino nei paesi dell'est europeo la prospettiva dell'incremento del benessere, garantito dall'equazione democrazia + libero mercato, è stata una forte spinta verso l'occidentalizzazione, oggi la stessa prospettiva appare alquanto appannata.
E così l'occidente che aveva ottusamente e superficialmente giubilato per le rivolte nei paesi della primavera araba si trova dinnanzi, come risultato delle prime elezioni libere in decenni, uno scenario che probabilmente è quanto di più lontano da quello auspicato.
Come si suol dire: It's Demoracy, baby!
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